It's Friday I'm (not) in love - Issue #204
Di identità e relazioni. E di essere "in the mood for love"
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E ora, come sempre, schiaccia play e… buona lettura.
Al Festival di Cannes del 2000 venne presentato un film destinato a diventare uno dei più importanti della storia del cinema. Sicuramente il mio preferito di sempre e per sempre. In occasione del suo 25esimo anniversario è tornato nelle sale, solo per tre giorni e in versione restaurata 4k, In the mood for love il capolavoro di Wong Kar-wai.
Ho scelto di rivederlo la sera che era prevista nel mio cinema, al termine della proiezione, l’analisi del film a cura di Tommaso Bernabei, docente del Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano. Ed è stato particolarmente interessante perché il suo occhio mi ha permesso di osservare il film come mai prima, scoprendo delle sfumature che in tante visioni non avevo mai afferrato fino in fondo.
Su tutte quella sulla sua vera essenza. Non è un film sull’amore, secondo Bernabei, quanto sull’identità. Quella di due persone, Chow e Su, che devono decidere chi essere, scacciando la paura di non sapere chi sono e riuscendo, solo in questo modo, a capire chi possono diventare.
Di fatto tutto il film gioca su questo potenziale rapporto tra i due protagonisti, vicini di casa e freschi della scoperta che i rispettivi coniugi sono amanti. E per tutto il film cercano di capire come sia nata questa relazione, arrivando a impersonarli e finendo però col provare anche loro un’attrazione e dei sentimenti l’uno per l’altra. Ma tutto questo non verrà mai pienamente vissuto dai due. È una danza in cui si sfiorano delicatamente e con un certo timore di quello che nascere. Del resto il film stesso è tutto sviluppato intorno a questa tensione poetica e sensuale, una danza che potrebbe prendere slancio ma finisce per restare per sempre sottomessa e tenuta a bada dai due.
È un film sull’identità, secondo Bernabei, proprio per questo motivo. Perché entrambi finiscono per scegliere sé stessi rispetto alla possibilità di condividere un sentimento con l’altra persona. Non possono (e forse non vogliono) permettersi di stare insieme perché significherebbe non avere più il controllo della situazione.
“Noi non saremo come loro” afferma Su. Dove il sottinteso è non cedere a un qualcosa che potrebbe farli soffrire.
E qui riecheggia forte una domanda che spesso appare nella vita di tante persone:”Quanto controllo potrei avere io su una cosa che potenzialmente potrebbe essere distruttiva?” Un dubbio legittimo che innesca il più classico dei meccanismi di autodifesa: scappare, cancellare ed evitare per paura di farsi male.
Ecco quindi che i due protagonisti rappresentano al meglio quell’incertezza che ci assale nel non sapere fino a che punto lasciarci andare. Con gli altri ma anche con noi stessi, trattenendo e nascondendo spesso frasi o gesti. Semplicemente non scegliendo, dando le spalle alle potenziali occasioni che incontriamo o in cui inciampiamo per mera casualità. Il film ci ricorda di tutte quelle rinunce fatte per codardia o per senso di auto conservazione, per mantenere proprio quel controllo al quale ci aggrappiamo per non sprofondare, per non perdere la nostra bussola emozionale.
Ed è osservandolo da questa prospettiva che il film mi ha parlato nuovamente e in modo nuovo. Non osservandolo più come mera spettatrice di una storia d’amore, pur mancata che sia, bensì come specchio in cui rivedere riflessi tanti miei comportamenti ed errori. Come quello schivare le emozioni di cui temiamo la portata e il carico, per la paura di perdermi e non ritrovarmi più se non a costo di tanta fatica e lavoro su me stessa.
Allora, forse, non è solo un tema di evitare determinate situazioni per paura di star male, quanto più la consapevolezza del lavoro immenso di ricostruzione che bisogna attuare dopo determinati incontri più simili a tornadi.
In the mood for love diventa così un film sulla memoria, su quello che custodiamo e conserviamo negli anni.
Frammenti di momenti vissuti che appaiono come sfocati, ammantati da un’atmosfera rarefatta come il fumo e la pioggia onnipresenti in tantissime scene.
Rimpianti per quello che poteva essere e non è stato, insieme ai segreti che custodiamo, tanto sacri da non poter essere confidati a nessun altro.
Ricordi di un tempo che si è cristallizzato nella nostra memoria e che può solo diventare poesia. Per un amore che non è stato o una passione che non si è mai consumata. E che si può solo affidare a un ultimo sussurro finale.
Quello che il protagonista, Chow, affida ad un foro presente in una delle pareti di un tempio di Angkor Wat.
“Nel passato se uno aveva un segreto e non voleva assolutamente che qualcuno lo sapesse, lo sai che faceva? Andava in montagna e cercava un albero, scavava un buco nel tronco, e vi bisbigliava il suo segreto e richiudeva il buco col fango, così il segreto non sarebbe stato scoperto mai da nessuno”.
Cosa resta alla fine? La sensazione che ci sia sempre un forse in tante occasioni, spesso mancate, della vita. Quel forse che torna prepotentemente durante tutto il film, con la voce di Nat King Cole e la sua versione di Quizas, Quizas, Quizas, che porta a chiederci fin dove siamo disposti a spingerci per inseguire un’emozione.
In the mood for love siamo noi. Noi che sì vorremmo ma… Che restiamo spesso fermi ai blocchi di partenza mentre il cronometro continua a correre avanti. Siamo noi che vorremmo e poi come la protagonista Su tentenniamo e, infine, arriviamo tardi.
#ItsFridayImNotInLove
💌 Modern Love
Dalla rubrica settimanale del New York Times “Modern Love” (da cui è tratta la serie disponibile su Amazon Prime)
Questo Modern Love è uno dei tanti motivi per i quali seguirò per sempre questa rubrica. Caitlin Gunther, una scrittrice americana a Parigi, racconta di come sia provare ancora dei sentimenti per il proprio ex marito o come vivere i sentimenti che restano anche dopo una rottura. Ma soprattutto, alla fine, riflette sul fatto che, come nel viaggio, anche l'amore richiede di guardare oltre le difficoltà e scegliere di ricordare i momenti migliori.
“I don’t think I’ll ever feel the same way about someone,” I said.
He stabilized the bike between us. “You will someday,” he said. “You will. Just give it time.”
I fell in love with him one last time — for his kindness, his sensitivity. His conviction that I was lovable, even if not by him anymore.
📌 Post-it del venerdì
Single, dating, coppie e relazioni. Gli articoli della settimana per districarsi nel precariato sentimentale
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Sempre più reel e video TikTok ci ricordano il potere del “focalizzarci su noi stessi”. Eppure in parte è sbagliato pensare che concentrarsi troppo su sé stessi porti alla felicità, in quanto l'autoconsapevolezza è utile solo se aiuta a migliorare le relazioni con gli altri.
Conosci il principio stoico dell’Amor Fati? E soprattutto perché dovremmo iniziare a metterlo in pratica nella nostra quotidianità come piccolo gesto di cura nei confronti della nostra salute mentale?
🎙️ Mixtape e altre storie
Consigli (non) richiesti su come perdere tempo la sera
Nell’anno del suo 25esimo anniversario, In The Mood for Love è tornato per pochissimi giorni in sala in versione restaurata 4k e in lingua originale. Come sempre un capolavoro che non mi stancherà mai. In questo bel pezzo, l’autore ho scoperto essere ossessionato quanto me da questo film, si capisce molto bene come mai si tratti di una storia del sempre forse, “perché nel forse non vi è differenza tra il sempre e il mai.”
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