It's Friday I'm (not) in love - Issue #207
Di zone di passaggio.
Questa è It’s Friday I’m (not) in love, una newsletter settimanale per cuori precari ma non disperati che arriva ogni domenica mattina. Se ti piacerà, clicca sul cuore, commenta o inviala ad altri potenziali (e non) cuori allo sbando. Oppure puoi offrirmi un caffè e supportare il mio lavoro. Grazie!
E ora, come sempre, schiaccia play e… buona lettura.
In una delle scene di U.S. Palmese, il nuovo (bellissimo) film dei Manetti Bros, il professore di Palmi, una cittadina calabrese, tenta di giustificare la partenza improvvisa di uno dei protagonisti, spiegando come quel luogo sia solo transitorio per molte persone.
E sussurrando quel “noi siamo di passaggio” con una certa malinconia, guardando il mare.
Il concetto della transitorietà dei luoghi l’ho sempre sentito particolarmente vicino, avendo cambiato città diverse volte e sviluppato, di conseguenza, una buona dose di adattamento a nuovi posti e situazioni.
Più in generale, crescendo, capisci che l’essere di passaggio diventa una condizione emotiva naturale con cui ti ritrovi spesso a confrontarti.
Siamo tutti le tappe del viaggio di qualcun altro.
E diventiamo, quindi, inevitabilmente zone di passaggio prima della prossima meta da raggiungere. Lo siamo noi come persone, come lo sono i luoghi che ci circondano, che abbiamo vissuto e che abbiamo lasciato un giorno qualunque. Lo sono anche i lavori nei quali ci siamo barcamenati o continuiamo a farlo quotidianamente, ma sempre con un occhio rivolto al futuro.
Ed è questa tensione continua che forse non ci permette mai davvero di fermarci, di riposarci e di respirare a pieni polmoni. Fosse anche solo per provare ad apprezzare il paesaggio circostante o per guardare indietro e renderci conto di quanta strada abbiamo già macinato.
Sfiorandoci appena con altre persone, entrando e uscendo dalle rispettive vite, chiedendoci sempre perché non siamo mai riusciti a farle restare. O perché, viceversa, non siamo mai rimasti noi.
Essere di passaggio è così il leitmotiv di quest’epoca di relazioni frammentate immerse in una società sempre più fragile, dove la tendenza a isolarsi diventa a modo suo anche un atto di ribellione a questa continua precarietà.
Se tutto è in continuo mutamento, in perenne movimento, se noi stessi inseguiamo costantemente l’ignoto, la prossima tappa, la promessa di qualcosa che nei nostri pensieri appare sempre migliore di quello che abbandoniamo, come possiamo davvero capire quando è il momento di fermarci?
O più semplicemente quando ritornare sui nostri passi, provando a dare una possibilità a qualcosa che ancora non è altro se non un incontro fortuito. Che sia una frequentazione blanda, una potenziale amicizia da coltivare, un lavoro nuovo dove metterci alla prova.
Provare a fermarci e a non scalpitare oltre, sempre a chiederci se non ci sia qualcosa di meglio ad attenderci. Che poi con tutto questo vagare, questo correre, sono abbastanza certa che neanche ce ne accorgeremmo. Superando per troppa fretta tutto quello che conta.
Il mare (calabrese) e i nostri sogni mai davvero troppo grandi.
#ItsFridayImNotInLove
💌 Modern Love
Dalla rubrica settimanale del New York Times “Modern Love” (da cui è tratta la serie disponibile su Amazon Prime)
Un semplice test della personalità, l’Enneagramma, può riportare a galla vecchi traumi, ferite del passatoe scatenare una crisi di coppia? È quello che accade al matrimonio di Lidija Hilje, scrittrice croata, protagonista del Modern Love di questa settimana, quando realizza che il marito non si è mai sentito ascoltato e libero di esprimere i suoi desideri.
“He had been doing some reckoning of his own while I was away, and he realized why the Enneagram had triggered him so much: It hadn’t shown him the person he was but the person his childhood experiences had conditioned him to be. And there was a deep chasm between those two versions. After the Enneagram held that mirror up to him, he couldn’t reconcile himself to it, but he also didn’t know what to do about it. It overwhelmed him completely.
“I thought that cutting ties was enough,” he said. “But there’s still work. So much work.”
“I know,” I said, and held him.”
📌 Post-it del venerdì
Single, dating, coppie e relazioni. Gli articoli della settimana per districarsi nel precariato sentimentale
Dating trend: hai mai sentito parlare di floodlighting? È una delle tendenze del momento e può influire molto negativamente sullo sviluppo delle relazioni e dell’intimità che si crea tra due persone.
I consigli sulle relazioni, sia online che offline, stanno diventando sempre più severi e privi di compassione. TikTok o Instagram sono pieni di contenuti che suggeriscono di lasciare un partner se non si comporta in modo ideale, come se non ci fossero eccezioni o sfumature. Se da un lato questo tipo di "tough love" può aiutare a rompere illusioni, dall'altro contribuisce a un ambiente dove le persone non si sentono libere di essere vulnerabili o di affrontare le difficoltà emotive.
Che il futuro delle dating app sia il matchmaking? Le app di incontri tradizionali, come Tinder e Bumble, stanno perdendo popolarità, soprattutto tra la Gen Z. In risposta, stanno emergendo nuove piattaforme, come My TruBond, Loop o Cheers, che ad oggi ti diranno poco ma che potrebbero lanciare le prossime tendenze del dating.
🎙️ Mixtape e altre storie
Consigli (non) richiesti su come perdere tempo la sera
Cosa c’entra un film sul calcio in questa newsletter? Forse nulla, se non fosse che U.S. Palmese per me è stato qualcosa di più. Visto in anteprima (grazie a un’amica) non avevo alte aspettative se non quella di farmi due risate piacevoli con i Manetti Bros. che ho sempre tendenzialmente apprezzato. E invece questa si è rivelata essere una storia di sogni sgangherati che si incrociano: quelli di una piccola cittadina calabrese (Palmi) e di un ragazzo della banlieu parigina diventato calciatore di spicco. E poi sì, il calcio come metafora di vita, capace di creare realmente un senso di riscatto sociale e di comunità. Un bellissimo omaggio alla Calabria, dove si ride tantissimo, ci si commuove e si esce dalla sala con un valido promemoria: non esistono sogni “troppo” grandi.
Non so come sia capitato, i soliti misteri dell’algoritmo di Spotify, ma da quando ho scoperta questo pezzo Run to You del duo canadese Ocie Elliott sto trascorrendo sempre più tempo ad ascoltarmi i loro ep e album. Fanno un dusty folk veramente piacevole e d’atmosfera, in cui la loro sinergia (sono una coppia anche nella vita) si percepisce chiaramente. Da ascoltare in queste piovose sere di marzo.
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Credo che l’essere di passaggio sia una condizione umana che ormai attanaglia la vita di tutti, o perlomeno di coloro che abitano città dove il tempo scorre inspiegabilmente più veloce dei meccanismi fisici. E sta proprio qui l’inganno secondo me: la tendenza ad isolarsi non dovrebbe essere atto di ribellione, perché è proprio ciò che si aspetta la città da noi. L’atto di ribellione si dovrebbe tradurre nell’imporsi come punto fermo, come cardine nella vita altrui, nonostante il futuro labile e precario. Dovremmo fare in modo che la frenesia della città non si imponga sulle nostre vite, ma che sia da spinta per impegnarci a creare legami che ci arricchiscano, brevi e lunghi che siano.