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Credo che l’essere di passaggio sia una condizione umana che ormai attanaglia la vita di tutti, o perlomeno di coloro che abitano città dove il tempo scorre inspiegabilmente più veloce dei meccanismi fisici. E sta proprio qui l’inganno secondo me: la tendenza ad isolarsi non dovrebbe essere atto di ribellione, perché è proprio ciò che si aspetta la città da noi. L’atto di ribellione si dovrebbe tradurre nell’imporsi come punto fermo, come cardine nella vita altrui, nonostante il futuro labile e precario. Dovremmo fare in modo che la frenesia della città non si imponga sulle nostre vite, ma che sia da spinta per impegnarci a creare legami che ci arricchiscano, brevi e lunghi che siano.

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