It's Friday I'm (not) in love - Issue #209
Di dieci anni e quell'ordinaria semplicità che ci appartiene
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E ora, come sempre, schiaccia play e… buona lettura.
“Io ancora non capisco perché ci siamo lasciati.”
“Sei tu che hai smesso di amarmi.”
Arrivo in ritardo, lo so. Ma ho finalmente finito Dieci Capodanni (Los años nuevos) di Rodrigo Sorogoyen disponibile su Rai Play. Piccolo fenomeno televisivo degli scorsi mesi, è diventato praticamente il must watch di tantissimi, grazie a un passaparola serrato e al plauso della critica.
Personalmente, quello che ho davvero apprezzato è stato l’impianto narrativo originale e inconsueto. Dieci Capodanni è la storia d’amore di Ana e Oscar, nati rispettivamente il 1 gennaio e il 31 dicembre, raccontata lungo dieci episodi ambientati sempre durante uno di questi due giorni. C’è sempre quindi quel sottile effetto in media res, si capisce chiaramente cosa sia successo nei mesi precedenti, ma si gode allo stesso tempo di una posizione temporale atipica e per questo molto stimolante.
E poi c’è la caratteristica che secondo me ha reso questa serie così apprezzata e vista: la semplicità condita con un pizzico di noia quotidiana. Ana e Oscar sono due persone normalissime, proprio come noi, con vite ordinarie e sogni come tanti. C’è una totale identificazione con entrambi perché sullo schermo assistiamo a quella che potrebbe essere, anche, la nostra di storia. Semplice e quindi assolutamente credibile nelle sue sfumature emotive, ma soprattutto noiosa intesa come priva di quei picchi emozionali irreali che bollano subito una serie tv come prodotto di mera fantasia. La vita, si sa, nella sua ordinaria quotidianità, sa essere molto più blanda di quello che crediamo e va bene così.
Ana e Oscar cercano di barcamenarsi in quel decennio centrale (tra i trenta e i quarant’anni) in cui ti ritrovi a crescere e a dover portare avanti delle scelte che avranno conseguenze precise. C’è il desiderio di sentirsi appagati come professionisti nel caso di Oscar, medico internista assediata da notti in pronto soccorso e concorsi. La paura di non riuscire a trovare la propria strada come nel caso di Ana, che abbandona a metà ogni potenziale attività non credendoci mai davvero. Salvo poi trovare la sua vocazione “tardi” per i tempi che la società oggi ci impone.
Ma non solo.
Dieci Capodanni affronta temi come il lutto e le dinamiche familiari con i propri genitori, l’incapacità di riuscire a coltivare e traghettare le proprie amicizie nell’età adulta, il desiderio avvertito o mancante di maternità e paternità.
Per questo è una serie che risuona così forte, al netto o meno della sua piacevolezza, perché racconta temi che per noi trentenni sono parte integrante delle nostre giornate. Temi su cui cerchiamo soluzioni e indicazioni senza mai davvero riuscirci. Perché c’è bisogno del giusto tempo, a volte, per capire e per rispondersi. E non è un caso che la cifra stilistica di Dieci Capodanni sia proprio la lentezza. Non ci sono ritmi serrati, tutto procede con calma e quasi senza una vera trama definita. Proprio come la vita.
E poi c’è l’amore. Ana e Oscar si incontrano a trent’anni e per i successivi dieci attraversano qualunque fase possibile: amici stretti, fidanzati, conviventi, estranei e, infine, amanti. Si scelgono in tutti i modi possibili e anche quando si lasciano, appare chiaro come manchi sempre e comunque qualcosa ad entrambi. Se lei riesce a costruirsi una vita diversa, un nuovo compagno e un figlio, lui (esempio molto interessante di personaggio maschile molto emotivo) resta aggrappato a quel ricordo non riuscendo neanche a distanza di anni a disfarsi degli scatoloni di Ana.
A volte si rincorrono, altre volte è la vita che li rimette sulle rispettive traiettorie. Ma quando decidono di ritornare sui loro passi dimostrano come le relazioni non siano mai davvero frutto del caso. Nella vita vera le persone si scelgono con consapevolezza, decidono di provarci, fanno realmente entrambe in passo in avanti. Ecco perché la scena finale dell’ultimo episodio è così potente nella sua semplicità.
Anche se, su tutte, è un’altra la mia preferita. Episodio 6: Oscar, ormai single, ha riaccompagnato in macchina a Valencia un ragazzo che aveva soccorso sotto casa. È un “viaggio” che conosce bene, ci andava sempre con Ana per il solito rituale: bagno e paella in riva al mare. Sempre allo stesso posto. Nell’ultima scena finale fa per andare proprio a quel lido, per ordinare il solito ma il ragazzo, a cui ha raccontato della fine della sua relazione, gli propone di andare da un’altra parte. “Fidati, è più buono.” E si avviano in spiaggia sorridendo.
Forse è tutta l’ingenuità dei vent’anni, ma in quel momento, quel ragazzo ci ricorda di come non si possa restare aggrappati al passato. Di come nella vita sia importante osare, a piccoli passi, per provare a cambiare. Che sia una paella vista mare diversa, che sia nuovamente mettersi in gioco come nel caso di Oscar, che sia cambiare rotta. Pure in un’ordinaria e semplice quotidianità.
#ItsFridayImNotInLove
💌 Modern Love
Dalla rubrica settimanale del New York Times “Modern Love” (da cui è tratta la serie disponibile su Amazon Prime)
Il Modern Love di Ashley M. Wilcox, pastore quacchero in North Carolina, stringe parecchio il cuore. Una bugia sull’essere sposata detta in un momento difficile. E poi la scelta di sposarsi realmente con Troy, compagno da otto anni, perché affetta da una malattia terminale.
“Having a terminal diagnosis is challenging but also clarifying. I want to spend as much time as I can with the people I love.
People say that marriage is hard. Maybe, for many, this is true. For me, though, being married to Troy is the easiest thing in my life.”
📌 Post-it del venerdì
Single, dating, coppie e relazioni. Gli articoli della settimana per districarsi nel precariato sentimentale
Dating Trend: secondo un recente sondaggio di Tinder per il 52% dei single è desideroso di fare “pulizia digitale”. Ecco quindi 5 consigli pratici per rinnovare la propria vita sentimentale prima della nuova stagione. Se il "bagaglio digitale" di vecchi messaggi, ex non cancellati e consigli superflui pesa troppo, è il momento di fare spazio a nuove opportunità. Scoprire come liberarsi di questo ingombro può aprire la strada a connessioni più autentiche.
Oggi essere single è più facile che mai, ma la società è ancora divisa tra chi celebra la condizione di single come empowerment e chi considera le relazioni come l'unica via per una vita appagante. Sebbene il desiderio di una relazione sia visto come qualcosa di normale, c'è una certa pressione a sembrare felici e completi senza un partner.
Dating Trend: l'intelligenza artificiale sta facendo il suo ingresso nel mondo degli appuntamenti online, con app come Bumble e Grindr che offrono funzionalità per creare profili, scegliere foto e inviare messaggi. Ma queste novità risolvono davvero i problemi degli utenti? In realtà, potrebbero finire per rendere il tutto più complesso, allontanandoci dalla connessione autentica che molti cercano. Cosa ci riserva il futuro delle app di dating?
La terapia di coppia sta diventando parte integrante delle relazioni moderne, con il 37% delle coppie che ha partecipato almeno una volta a sessioni con un professionista. Ma la domanda resta: è segno di un vero desiderio di miglioramento o stiamo cercando di salvare relazioni che forse non sono destinate a durare?
🎙️ Mixtape e altre storie
Consigli (non) richiesti su come perdere tempo la sera
È uscito l’ultimo album di SYML, Nobody Lives Here, che sto ascoltando proprio in questo momento, per l’ennesima volta, mentre scrivo. Forse non lo conoscerai, forse avrai ascoltato non sapendo fosse lui brani come Girl o Where is my love. Però, qualunque sia la risposta, ti consiglio di premere subito play e lasciarti trascinare in questo nuovo viaggio. Sempre intimista, sempre nostalgico e a tratti malinconico. Le musiche di SYML ti fanno ricordare pomeriggi di pioggia estiva imprevista, quel momento all’alba quando c’è una quiete inspiegabile. La strada verso casa la sera. Un luogo della tua infanzia in cui ritorni dopo anni. Un primo amore i cui ricordi sono sbiaditi ma ancora presenti. Uno spazio onirico sospeso nel tempo.
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